21/12/13

christopsomo (il pane della vigilia)



 

I kalikantzari sono degli esseri  del folclore greco, piccoli, brutti, neri, pelosi, con gli occhi rossi e le zampe di cavallo. Durante tutto l’anno dimorano negli inferi, dove segano l’albero che regge la terra con l’intento di farla cadere. Quando stanno per compiere il lavoro, salgono sulla terra per festeggiare disturbando gli uomini ma non sono in grado di fare del male, dato che sono stupidi e dispettosi. Entrano nelle case dal camino e mangiano le pietanze, spargono in giro la farina, fanno ballare la gente fino allo sfinimento, distruggono i mobili. Allo sorgere del sole si nascondono perché non sopportano la luce del sole.  Spesso si nascondono tra le ceneri del camino e per questo durante  il “dodekaimeron” (i 12 giorni) com’è chiamato il periodo che comprende la vigilia di Natale fino all’Epifania in tutte le case arde un bel fuoco acceso al camino e le ceneri vengono buttate via con grande scrupolosità.
Secondo la credenza  popolare  salgono sulla terra la vigilia di Natale e  vi restano fino all’Epifania, quando con la Benedizione delle acque vengono rispediti agli inferi, dove trovano l’albero che stavano segando rigenerato, vanificando così il loro lavoro. Cominciano quindi di nuovo a segare, fino al prossimo Natale, dove si ripete il tutto, da qui all’infinito.
Per la loro provenienza ci sono diverse versioni, tra cui quella che li vede in linea continua con la mitologia greca dei satiri di Pan e Dioniso, oppure dei centauri.  L’etimologia del nome è  vede  tante versioni, tutte verosimili ma nessuna certa.
Secondo un proverbio, chi  “è nato nel periodo dei kalikantzari” è  una persona che non prende iniziative e ha paura delle responsabilità.


La vigilia di Natale ogni massaia prepara il “christopsomo” pane di Christo. E’ un pane rituale, come ne conta tanti la tradizione greca, fatto con del lievito madre preparato con l’acqua nella quale è stato macerato il basilico distribuito durante una grande festa dell’ortodossia, ma di questo magari parlo un’altra volta.
Può essere a forma di pagnotta o ciambella  e decorato con disegni carichi di simbolismi con variazioni da regione a regione, da casa a casa.  Dopo l’obbligatoria croce, si possono formare delle B che simboleggiano l’aratro con i buoi, delle spighe di grano, grappoli e foglie di uva, delle case, in breve quello che porta ricchezza e prosperità alla singola famiglia.
La preparazione è molto semplice, alla stregua di un pane aromatizzato, a volte arricchito con uvette, canditi, frutta secca.  Il mio è molto semplice, aromatizzato con mastiha e mahlepi ma ovviamente si possono omettere. Importante cogliere l’essenza.

Preparare un poolish con 100 gr. di farina tipo manitoba, 100 gr. di acqua appena appena tiepida e 2 grammi di lievito di birra. Sciogliere il lievito nell’acqua e versare la farina. Mescolare, coprire e lasciare lievitare per circa 3 ore, ma ovviamente dipende dalla temperatura. In ogni caso quando sarà bello gonfio è pronto.
Far bollire per due 3 minuti un cucchiaino di semi di finocchio in 125 ml. di acqua e filtrare. Lasciare raffreddare.

Versare l’acqua dei semi di finocchio in una bacinella e sciogliere 5 grammi di lievito di birra. Aggiungere 50 gr. di zucchero semolato, 200 grammi di farina 00, mezzo cucchiaino di mastiha e mahlepi pestati a polvere nel mortaio e tutto il poolish. Impastare bene per una decina di minuti, formare una  palla e mettere a lievitare fino al raddoppio del volume. La mia coperta con una plaid, dopo 2 ore e mezza era pronta.

Prendere l’impasto, sgonfiarlo, tagliare una parte per le decorazioni formare una pagnotta. Con la pasta per la decorazione formare dei cordoncini e fare una croce in mezzo. Mettere delle noci con il guscio sicuramente una in mezzo poi distribuirle come si vuole.  Generalmente si mette una per ogni membro della famiglia, esclusa quella centrale. Lasciare lievitare ancora finchè non diventi una pagnotta bella gonfia, spennellare la superficie con un uovo leggermente sbattuto e infornare a forno caldo a 190 gradi per circa 40 minuti. Se la superficie diventa troppo scura, coprire con della carta stagnola e continuare la cottura.

In alcune regione si mangia la vigilia, in altre il giorno di Natale. Noi l’abbiamo mangiato prima ma lo preparo anche alla vigilia, ovunque io sia.




4 commenti:

stef@no ha detto...

credo che queste preparazioni siano una di quelle cose che andrebbero insegnate a scuola. E ' una di quelle cose in cui la cucina va oltre la cucina, che di tutto il rito (che è anche lungo, visto che uno degli ingredienti va preparato per tempo) NON è la parte più importante.
E' una di quelle preparazioni che non sono fini a sè stesse, o fatte per mostrare la bravura del cuoco. E' un rito, a suo modo religioso che mira ad un fine alto. O almeno così lo leggo io.
Grazie per averlo condiviso e sinceri auguri per un sereno Natale.

ΕΛΕΝΑ ha detto...

Και του χρόνου!!!
Καλές γιορτές Ειρήνη μου, με αγάπη και υγεία στο σπιτικό σου!
Φιλιά!

grEAT ha detto...

@stefano
è esattamente così, e ora che siamo così vicino allo sfacelo, diventa sempre più urgente recuperare un pò di memoria.
ti auguro un buon Natale, con salute e gioia (si dice in Grecia!) a te e a tutta la tua famiglia.

grEAT ha detto...

@elena
σε ευχαριστω Ελενα.
Καλα Χριστουγεννα και σε εσενα και σε ολη την οικογενεια σου.

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