02/03/13

il mio prossimo acquisto


La denominazione di origine, le certificazioni, i timbri di provenienza,  non sono invenzioni della società moderna. Così come non è nuovo l’amore per la cucina, la ricerca di prodotti e di modi nuovi di cucinare, le scuole di chef, l’eterno dibattere intorno ai cibi e alla loro preparazione.

Ce lo   assicura e ce lo documenta Ghiorgos Iliopoulos, autore di “Gastronomikon – l’arte culinaria nella Grecia antica”. “Mi ha sorpreso che migliaia di anni fa, in un luogo povero di prodotti ma che è fiorito e si è arricchito grazie al commercio, i beni – importati ed esportati – portavano una triplice timbratura”.

“gamberi con glassa di miele”  e “patè di fegato di pollame con funghi” sono due delle 57 ricette pubblicate, corredate da informazioni  sul pentolame e sulle stoviglie e che si usavano, sulla presentazione dei piatti, sulla decorazione degli ambienti, sulla ricerca dei vini giusti, sull’ invecchiamento e stagionatura degli alimenti.
Il libro è frutto di 6 anni di ricerche. Da un uomo che ha studiato fisica e lavora alla borsa, non si poteva aspettare altro che un approccio metodico e scientifico.


12 commenti:

Anna--USA ha detto...

se esiste una traduzione in Inglese lo leggero' con grandissimo interesse. Da sempre c'e' stato l'import-export di prodotti alimentari, e da questo punto di vista la cucina di ogni etnia e' in essenza una cucina "fusion".
Un'altra prova del fatto, se ce ne fosse bisogno, che l'insistenza sul km 0, il consumo di cibi solo "locali" , di "nicchia", di stagione,ecc. ecc. non e' che una moda recente e anche parecchio, a mio parere, elitista, dato che cosi' facendo l'accesso alla maggiorparte delle risorse sarebbe privilegio di pochi.

edvige ha detto...

Bello sarebbe interessante leggerlo ma deduco che sia solo in greco vorra dire che ci pubblicherai alcune ricette del passato.... buona domenica

matematicaecucina ha detto...

sarà molto interessante! anch'io scrivendo il blog mi sono appassionata alla storia della cucina, è uno degli aspetti che preferisco!

grEAT ha detto...

@anna--usa
confesso che mi sfugge il concetto del kilometro zero e cerco di spiegarmi: la passata di pomodoro è ammessa? l'olio di oliva è ammesso? etc. etc. per una persona che come me vive a milano. a meno che non si sia dei talebani del km zero, questo è quasi un ossimoro rispetto a quello che è considerata la cucina italiana nel mondo.
la mia convinzione è che l'arricchimento è un valore assoluto, ma la consapevolezza è indispensabile.

grEAT ha detto...

ancora anna
non so se il libro è tradotto; ma se dovesse e ne venissi a conoscenza, te lo dico senz'altro

irene

grEAT ha detto...

@edvige
il libro devo comprarlo (ecco spiegato il titolo del post); ma lo farò subito e se possibile, proverò a fare qualche ricetta!
buona serata

grEAT ha detto...

@laura
per me vale lo stesso; l'approccio storico è quello più interessante per me.
grazie laura, un bacio al nipotino.

Neli ha detto...

Ωραίο φαίνεται το βιβλίο και πολυ ωραία το παρουσίασες,καλό μήνα ,καλο Σαββατόβραδο.

Chiara Giglio ha detto...

deve essere molto interessante, aspetto con piacere di leggere le tue impressioni quando l'avrei letto, buona settimana Irene, un abbraccio 1

grEAT ha detto...

@neli
ναι, πρεπει να ειναι πολυ ενδιαφερον. σε ευχαριστω νελλη.
καλο βραδυ

@chiara
anche secondo me deve essere molto interessante. sono curiosa veramente di vedere che differenze ci siano tra loro e noi, a parte il mais, pomodori, patate!!!! farò un post dopo averlo letto.

Gambetto ha detto...

Adoro gli ossimori gastronomici delle tue risposte a Km0! :P ehehehehehehe PS Vado a sognare sulla pita di cipolle!!

grEAT ha detto...

@gambetto
ok, ma la domanda resta; e io di risposte non ne ho!!!!
la promessa era sull'altro post ma ti rispondo qui che aspetto. si fa quello che si può ovviamente. la bellezza del blog è anche questa. che è libertà o quasi!!!!!

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